header image
 

MAGENTA : L’ARANCIONE FA TREMARE IL PDL

Dopo un paio di decenni di dominio incontrastato il PDL oggi, ex Forza Italia un tempo, trema e resta il primo partito in città per meno di due punti percentuali incalzato dal Pd che supera il 30% (L’ulivo alle scorse amministrative si era fermato al 24% circa…). L’arancione più che un colore è un modello ed è incredibile come ancora oggi molti dirigenti nazionali del Pd non se ne vogliano accorgere : è un colore che fotografa la nascita di una sinistra riformista si ma decisa a non tentennare verso posizioni centriste lontane dalla sua storia. Una sinistra che unisce cattolici e laici ma che non arretra e non scende a compromessi su tematiche quali ambiente e lavoro. Una sinistra che vuole governare con piglio deciso senza apparentementi e calcoli della vecchia politica, la miglior risposta contro il grillismo modaiolo di questi tempi.

L’arancione scende in piazza per la prima volta in Ucraina (la c.d. rivoluzione arancione) nel 2004 e mi piace pensare che lo spirito di quei giovani che sfidarono il regime per la democrazia nel loro paese sia oggi ben presente nei cuori e nella mente di chi oggi con medesimo colore cerca di sovvertire l’ordine delle cose in città complesse e da anni governate dai soliti vecchi burocrati

L’arancione è Giuliano Pisapia che a Milano sfida e sconfigge la PDL dopo vent’anni senza rinunciare a nessuna battaglia tipica della sinistra , l’arancione è Marco Doria che a Genova sfiora la vittoria nonostante cinque anni di disastroso governo del centro sinistra. Lo spirito dell’arancione è De Magistris a Napoli , Orlando a Palermo, Zedda a Cagliari che ci sia o no il PD.

L’Arancione è Magenta che fa tremare  una roccaforte PDL che fino a ieri sembrava inespugnabile

L’arancione scende in piazza per la prima volta in Ucraina (la c.d. rivoluzione arancione) nel 2004 e mi piace pensare che lo spirito di quei giovani che sfidarono il regime per la democrazia nel loro paese sia oggi ben presente nei cuori e nella mente di chi oggi con medesimo colore cerca di sovvertire l’ordine delle cose in città complesse e da anni governate dai soliti vecchi burocrati

L’arancione è Giuliano Pisapia che a Milano sfida e sconfigge la PDL dopo vent’anni

Magenta : Resistera’ la roccaforte PDL ?

C’è da chiederselo perché a Magenta il Pdl oggi e Forza Italia prima vinceva anche quando altrove soccombeva. E’ sufficiente una scorsa a tutte le tornate elettorali passate, dalle comunali, alle regionali,alle politiche per constatare questo dato impressionante. Una macchina da guerra che culmina con il successo straripante di Del Gobbo alle ultime amministrative  quelle di  cinque anni fa : oltre il 60%, ulivo fermo a poco più del venti,sinistre ai minimi termini e senza alcuna rappresentanza consiliare

Dopo la batosta, a sinistra, occorre riconoscere la volontà di ripartire : la coalizione della sinistra riformista  poi divenuta PD ha condotto una opposizione tagliente non lasciando nulla di intentato e compiendo un autentico pressing sulla maggioranza bulgara piedillina : forze giovani che hanno condotto campagne informative continue e martellanti e culminata con la capacità di trovare un candidato sindaco con largo anticipo rispetto ai tempi consueti della politica : già nell’estate scorsa Invernizzi era stato scelto e incominciava il percorso delle primarie che a differenza che altrove non si è trasformato in un bumerang per il partito democratico

Resta da domandarsi se l’arancione scopiazzato da Pisapia a Milano riesca, pure in una città tradizionalmente ostile come Magenta a riscuotere sufficiente successo. Ma soprattutto resta da domandarsi se, la gestione dell’affaire Minardi avrà un peso nella sfida elettorale del prossimo Maggio e se lo avrà non sarà certo favorevole alla coalizione di centro sinistra (o forse sarebbe il caso di dire di Sinistra e basta perchè qui l’Udc è rimasto quello del 2004, ancorato saldamente al Pdl)

Insomma per essere più espliciti, pagherà la scelta di rivolgersi alla società civile quando forse un candidato forte già il Pd lo aveva in casa? Silvia Minardi è personaggio molto conosciuto e stimato che probabilmente aveva tutte le carte in regola per attrarre consensi anche da parte di quei cittadini che solitamente votano dall’altra parte. Sento amici e conoscenti magentini non certo teneri con la sinistra che mi confidano che, se c’era la Silvia, beh forse potevano anche farlo uno sforzo per cambiare il loro tradizionale voto verso le forze del centro destra . . .

 

Del Gobbo piaceva, c’è poco da Fare : carismatico, buon comunicatore, simpatico. Purtroppo alle comunali non funziona come alle regionali e quindi non può ricandidarsi a differenza di Formigoni : niente ventennio quindi per Del Gobbo. Due mandati fatti e quindi, eccolo lì, capolista, nel tentativo di far sì che la sua popolarità possa essere convogliata verso il nuovo candidato . Candidato che il Pdl ha scelto all’ultimo momento con uno scontro fratricida interno che ha determinato l’uscita dalla scena politica di Maerna che a tutti costi voleva la candidatura forse anche per rivincita rispetto a quando gli accadde una decina di anni fa : sconfitto per un pugno di voti dalla candidata ulivista Giuliana Labria.  E perdere a Magenta non è come perdere in una cittadina della Toscana : qui fa male, molto male !

La spunta Tino Viglio, conosciutissimo mister preferenze in ogni elezione comunale. Ingegnere , ex preside, aria seria, indubbiamente preparato. Raffinato e cortese nei modi. Nulla a che vedere insomma con la ciurma ciarliera e donnaiola di certi piedillini nazionali , o altri palesemente parolai e tutto sommato impresentabili (insomma si vedano i fratelli La Russa , che pure bazzicano in città per la sua campagna elettorale, i Gasparri e roba simile…)

Viglio che in una fase montante di anti politica sfida tutti con i suoi 73 anni suonati riuscirà a vincere a mani basse come in molti sostengono? Quanto peserà l’essere stato scelto all’ultimo a fronte di una guerra interna? Quanto peserà l’assenza della Lega che si presenta da sola nonostante  continui a governare la città assieme a quel Pdl che si appresta a contrastare in campagna elettorale? Quanto la gente sopporterà questa assurda e comica contraddizione ?

Le altre liste sono composte da ottimi intenti , persone note e persino stimabili, dalla Basile a Prato e la sua innovativa lista civica con all’interno dei candidati al consiglio seri e competenti come Mario De Luca e le sue lotte per la Novaceta ma francamente si sa, al di la delle loro speranze che devono sostenere, la sfida è a due forse a tre se proprio vogliamo contare anche la Lega, che molto probabilmente ,sconfitta al primo turno, peserà molto all’eventuale ballottaggio.

Ti Amo Magenta, anche se non vivo più li da ormai tre anni e mezzo .Chi vinca lo faccia per il piacere e l’amore della politica e di chi ci vive e di questi tempi questa più che una speranza è forse un sogno…

2011 : LA PRIMAVERA (ARABA) DELLA DEMOCRAZIA

tratto da “La rivoluzione dei gelsomini – Il risveglio della dignità araba» di Tahar Ben Jelloun”. 2 Marzo 2011

Questa primavera in pieno inverno non assomiglia a nulla nella storia recente del mondo. Potrebbe far pensare alla rivoluzione dei garofani in Portogallo (novembre 1974), ma è diversa. I popoli arabi hanno subìto e sono rassegnati da molto tempo. In generale, però, il Maghreb e il Machrek hanno questo in comune: l´individuo non è riconosciuto come tale. Tutto è organizzato in modo che l´emergere dell´individuo in quanto entità singolare e unica sia impedito. È la rivoluzione francese che ha permesso ai cittadini di Francia di diventare individui dotati di diritti e doveri.
Nel mondo arabo, ciò che viene riconosciuto è il clan, la tribù, la famiglia, non la singola persona. L´individuo invece sarebbe una voce, non un soggetto da sottomettere. Un individuo è una persona che ha da dire la sua e che la dice andando a votare liberamente e senza falsificazioni. In questo sta la base della democrazia – una cultura basata sul contratto sociale; si elegge qualcuno per rappresentare un popolo in un determinato periodo e poi o lo si rinnova nelle sue funzioni o lo si rispedisce a casa. Nel mondo arabo, i presidenti della repubblica si comportano come dei monarchi assoluti al punto che restano al potere con la forza, attraverso la corruzione, la menzogna e il ricatto. Bashar al-Assad è succeduto al padre Hafez al-Assad; Seif al-Islam è ritenuto il successore di suo padre Gheddafi, quando questi morirà; Mubarak ha ovviamente cercato di imporre suo figlio alla successione, ma con la rivoluzione di gennaio tutti i suoi piani sono saltati. Il principio è semplice: quando arrivano al potere, pensano di essere lì per l´eternità, che il popolo lo voglia o no. Per non indisporre troppo gli occidentali, instaurano una sorta di “democrazia formale”, giusto una maschera per gli occhi di chi li osserva. Ma è tutto nelle loro mani e non tollerano alcuna contestazione, alcuna opposizione. Il resto del tempo, considerano il Paese come una loro proprietà privata, dispongono delle sue entrate, fanno affari, si arricchiscono e mettono i loro beni al sicuro in banche svizzere, americane o europee. Quello che è successo in Tunisia e in Egitto è una protesta morale ed etica. È un rifiuto assoluto e senza mezzi termini dell´autoritarismo, della corruzione, del furto dei beni del Paese, rifiuto del nepotismo, del favoritismo, rifiuto dell´umiliazione e della illegittimità che è alla base dell´arrivo al potere di questi dirigenti il cui comportamento prende a prestito molti metodi dalla mafia. Una protesta per stabilire un´igiene morale in una società che è stata sfruttata e umiliata fino all´inverosimile.
È per questo che non è una rivoluzione ideologica. Non c´è un leader, non c´è un capo, non c´è un partito che porta avanti la rivolta. Milioni di persone qualunque sono scese in strada. È una rivoluzione di tipo nuovo: spontanea e improvvisata. È una pagina della storia scritta giorno per giorno, senza una pianificazione, senza premeditazione, senza intrallazzi, senza trucchi. La responsabilità dei dirigenti europei è importante nel mantenimento di questi regimi impopolari e autoritari. Essi tacciono e lasciano fare usando due scuse: 1. pensano che Mubarak, come Ben Ali, sia lì per impedire che si stabilisca una repubblica islamica in stile iraniano; 2. pensano che non dicendo loro che devono rispettare i diritti dell´uomo, si assicureranno succosi affari. Su entrambe le cose si sbagliano.
La rivoluzione iraniana è stata possibile perché lo sciismo è strutturato gerarchicamente (himam, mollah, ayatollah ecc.). Per gli sciiti, l´islam è politico o non è (è questo che aveva dichiarato Khomeini al suo arrivo a Teheran). L´islam sunnita non ha mai pensato la pratica religiosa in modo gerarchico. Nel Corano si dice che nell´islam non ci sono sacerdoti. Né preti, né rabbini, né ayatollah. Sul piano politico, la società araba è attraversata da diverse correnti islamiche; la corrente fondamentalista non è il solo movimento presente in Egitto. Non c´è ragione di pensare che i fondamentalisti arrivino al potere, a meno che non si verifichi un colpo di Stato militare, il che vorrebbe dire che tutto l´esercito è fondamentalista, cosa assurda. Se c´è una democrazia, questo vuol dire che c´è multipartitismo, che ci sono differenze e opinioni diverse che si fronteggiano in un campo politico libero.
Quanto al secondo punto, gli occidentali chiudono gli occhi ovunque possano fare affari, che sia in Cina, in Libia o in Algeria. Ma da quando Barack Obama ha invocato il rispetto dei diritti dell´uomo davanti al suo ospite cinese, nel gennaio 2011, non è più possibile anteporre gli affari ai diritti dell´uomo. Tutto ciò è avvolto da ipocrisia e accondiscendenza. Abbiamo appena saputo che alcuni ministri francesi accettavano inviti in Tunisia, in Egitto, e facevano coppia perfetta con dittatori di cui sapevano tutto, compreso il modo in cui torturavano e facevano sparire gli oppositori del governo. Queste rivoluzioni di oggi avranno almeno un vantaggio: più niente sarà come prima. Quanto agli altri Stati arabi in cui sussistono gli ingredienti affinché qualcosa si muova e ci si ribelli, credo che riformeranno il loro sistema e saranno più vigili sul rispetto dei diritti della persona. Il cittadino non sarà più un soggetto sottomesso ad un potere arbitrario e sprezzante; diventerà un individuo con un nome, una voce e i suoi diritti.
Il testo è tratto da «La rivoluzione dei gelsomini – Il risveglio della dignità araba» di Tahar Ben Jelloun (Bompiani, traduzione di Anna Maria Lorusso) esce il 2 marzo

Corea del Nord : un campo di concentramento fatto Stato.

Il Paese più segreto del mondo è anche uno dei più oscuri. Questa immagine satellitare mostra la notte in Corea del Nord. La capitale Pyongyang, vicino alla costa occidentale, è uno dei pochi posti nel paese con l’elettricità. Nella parte superiore del quadro, l’illuminazione mostra le città della Cina. In basso a destra, Kyushu e sulle isole meridionali del Giappone.

La linea luminosa al centro della penisola segna la zona smilitarizzata tra il Nord  e la capitale del Sud, Seoul, che è tripudio di bianco, appena oltre il confine invece, di notte, la luminosità lascia spazio al buio più totale , il buio dovuto alla immensa povertà che impedisce persino una illuminazione minima e costringe milioni di persone a vivere in uno stato di perenne campo di concentramento. 

Sottoposti alle sanzioni delle Nazioni Unite a seguito del programma di armi nucleari del loro ex leader Kim Jong-Il , i nordcoreani devono vivere con scarsità di energia regolare e blackout, così come croniche carenze di cibo. Dopo la Primavera araba di quest’anno,la  Corea del Sud ha inviato palloni a nord oltre confine , informando i loro vicini delle rivolte.

L. Caracciolo : “Israele , assurdo furore autolesionista”

L’assalto dei commandos della Marina israeliana alla flottiglia di navi che trasportavano aiuti umanitari a Gaza è il più efficace attacco compiuto negli ultimi anni contro la sicurezza di Israele. Questa tragedia rafforza i nemici dello Stato ebraico.
L’assalto dei commandos della Marina israeliana alla flottiglia di navi che trasportavano aiuti umanitari a Gaza è il più efficace attacco compiuto negli ultimi anni contro la sicurezza di Israele. Che ad eseguirlo sia stata l’élite delle Forze armate israeliane esprime il grado di confusione strategica della leadership di Gerusalemme. Da cui derivano errori tattici a ripetizione, che cumulandosi minacciano di incrinare nel tempo la supremazia dello Stato ebraico nella regione, proprio quando nessun nemico – palestinese, arabo, persiano o islamico – appare in grado di sconfiggerlo.

La strage di civili in alto mare non era affatto necessaria a garantire la sicurezza di Israele. E se è stata compiuta cadendo nella provocazione di un manipolo di pseudopacifisti, questo non giustifica, anzi aggrava il disastro. Lo sbarco di un convoglio umanitario nel porto di Gaza non avrebbe alterato i rapporti di forza fra Israele e Hamas. Mentre l’attacco all’alba di specialisti inutilmente superarmati contro la nave turca ha restituito al mondo l’immagine di un paese che prima usa la forza e poi eventualmente stabilisce perché lo ha fatto. Una mentalità compiutamente autoreferenziale, dunque pericolosa per sé e per gli altri.

Questa tragedia rafforza i nemici dello Stato ebraico e conferma i critici più distaccati di Israele nell’opinione che i suoi dirigenti si considerino irresponsabili di fronte al resto del mondo, disposti a impiegare la forza solo in base alla propria non lungimirante idea di deterrenza. Una versione estremizzata del “muro di ferro”, la dottrina del più intransigente sionismo originario che postulava la necessità della deterrenza permanente contro i vicini arabi. Ma che sembra ormai estendersi al resto della regione e oltre.

Lungi dal proteggere Israele, questa poco agile percezione della minaccia potrebbe gradualmente soffocarlo. Perché la contrapposizione frontale può funzionare per un certo tempo contro un nemico superiore o quasi eternamente contro i più deboli. Ma sfidare tutti per sempre è un esercizio non consigliabile nemmeno per l’unica potenza nucleare del Medio Oriente (finora).

Anche Israele ha bisogno di amici e alleati. Per questo la sanguinosa rottura con la Turchia – l’altra potenza regionale, insieme all’Iran e all’Egitto  – significa perdere un riferimento geostrategico fondamentale, su cui i predecessori di Netanyahu avevano scommesso molto. Associata al grande freddo con l’America di Obama, la fine dell’asse con Ankara destabilizza Israele più di mille missili di Hamas o di Hizbullah.

E’ scontato che il governo Netanyahu non ammetterà mai l’errore, ma si confermerà nella convinzione di essere ingiustamente incompreso anche da coloro che continuano a guardare con rispetto alle ragioni di Israele. Da una simile nevrosi ipersecuritaria non è facile guarire. Altri atti di autolesionismo appaiono scontati, fino a che qualcuno a Gerusalemme non si accorgerà di star segando il pur robusto ramo su cui è seduto. Se non sarà troppo tardi.    

Amministrative 2011 : LA RESPONSABILITA’ DI UNA VITTORIA

Ora non è più possibile nascondersi : anche città storicamente di centro destra hanno deciso di dare fiducia a candidati di Sinistra o comunque di area più propriamente riformista.

Si festeggi pure, ma mi auguro fortemente che da domani i nostri nuovi Sindaci governino le proprie complesse realtà con misura e saggezza, nel segno di quel riformismo progressista che da anni non viene espresso e che in Europa invece ha segnato e segna tutt’oggi importanti esempi.

Sindaci che aprano le proprie giunte a esponenti di rilievo della propria realtà locale senza farsi ingabbiare da vecchie logiche partitocratriche. Sindaci che tengano a freno gli estremismi di una vecchia e nostalgica ideologia che pure è presente nella maggior parte delle amministrazioni oggi vincenti . Sindaci che mettano in campo politiche dettate dal lume della solidarietà e della legalità nello stesso tempo.

Sindaci che governino pensando anche a coloro che nelle loro città non li hanno votati : così si allarga il consenso evitando al contrario una radicalizzazione che sfocia poi nelle solite guerre primitive della campagna elettorale

Sindaci che hanno una enorme responsabilità : al più tardi ,tra due anni, si tornerà a votare per le elezioni politiche. Credo che l’esito di quella elezione dipenda anche da come il centro sinistra riesca a governare grandi realtà locali come quelle vinte oggi.

Buone amministrazioni locali saranno parte di quel curriculum da presentare agli Italiani per chiedere loro la concessione di una responsabilità ancora  maggiore, ovvero il governo del Paese.

In questo Il PD , partito nato con l’ambizione di governare, ha una grande responsabilità : mediare al suo interno e contenere i suoi alleati più recalcitranti nel comprendere che il mondo è cambiato rispetto a quello degli anni settanta cui a volte costoro sembrano ancora fermi.

Si veda ad esempio lo stesso discorso di Vendola questa sera in piazza Duomo.

Calma e gesso, ragazzi, ora bisogna governare e lavorare.

Nella FIOM una sinistra vecchia destinata alla perenne sconfitta

Datemi pure del traditore vecchi taglia gole che non ondeggiate mai. Dite pure che sono un reazionario mascherato da uomo di Sinistra.Invece sono solo un uomo che ondeggia e che su certe questioni ha cambiato idea. Ebbene si mia colpa grandissima colpa. Sono una puttana che cambia divisa,sono uno a cui piace cambiare spesso: vestiti, donna, idee…Che razza di farabutto vero?

La premessa è doverosa perché sto per buttar giù uno sfogo pesante,uno sfogo da Padrone conservatore e tiranno. Prendo fiato.  Si sono pronto, ecco lo sfogo :

Ogni qualvolta sento parlare un dirigente FIOM provo un senso di nausea e un prurito lungo tutto il corpo! E mi chiedo come faccia un sindacato del 2010 a credere ancora che ci siano i padroni da un lato in guerra con i lavoratori dall’altro?

Ogni qualvolta leggo un curriculum di questi dirigenti leggo che l’operaio l’hanno fatto poco e male o non l’hanno fatto proprio.

Sento parlare di FIOM che promette fuoco e fiamme per i 4.600 operai di Mirafiori, ma il coltello dei datori di lavoro è già affondato nella pancia di milioni di lavoratori precari in Italia, mai protetti realmente da nessun sindacato, come dimostrano anche le manifestazioni di piazza dello scorso dicembre. Intanto, lì dove la flessibilità potrebbe dare maggiori opportunità al lavoratore, i datori di lavoro applicano una incredibile rigidità, come viene documentato da centinaia di analisi sulla rigidità del mondo del lavoro. E in questo i sindacati sono stati maestri: sempre a difendere i diritti e mai a pensare alle opportunità per i più giovani. Le sacrosante battaglie civili sulla maternità, sulle ferie pagate, sugli orari di lavoro purtroppo sono un ricordo del secolo scorso, e ora l’ammortizzatore sociale dei giovani precari sono le famiglie che hanno alle spalle, quando ce le hanno, quelle famiglie che godono delle vecchie garanzie

Ebbene arrivo alla conclusione utilizzando le parole del Sindaco di Firenze Matteo Renzi, perché la penso come lui e quindi perché sforzarsi di trovare parole differenti?

Oggi il lavoro si difende con un riequilibrio imprescindibile che passa dalla produttività: chiedere al lavoratore uno sforzo in cambio di occupazione e investimenti. La Fiat oggi è il motore di questa innovazione: qui non si tratta di stare dalla parte di un uomo, si tratta di credere o no in un futuro industriale. È un riflesso ideologico che fa tenerezza, è perfino romantico ma non ha più niente a che fare con l’oggi. Io invece sono felice perché – oggi – si discute di come rilanciare una fabbrica e non di come allestire un tavolo di concertazione per gestire la crisi. E di questo sono consapevoli gli operai italiani come lo furono – anni fa – quelli tedeschi che fecero i cambiamenti necessari per incrementare la produttività. Capisce? Stiamo parlando di Germania – Europa – non di Cina. La Fiat ci pone davanti al tema produttività, a uno scambio tra maggior lavoro e maggior salario, tra più sacrifici contro lavoro e investimenti. Chiedo al Pd: dov’è l’insulto ai lavoratori? Preferisco diritti certi a quelli teorici, che non hanno più senso e che mi faranno perdere il posto».

CORTEO FIOM: CHE CI FA LI IL PD?

Manifestano i Metalmeccanici ed è partita la corsa per esserci,poter dire “io c’ero!” E così eccoli i politici sfilare e poi ripartire a bordo di lussuose Auto, impegnati e strapagati intellettuali radical chic che si sono concessi un’uscita pomeridiana dai loro Salotti.

Vorrei vivere in un paese dove i partiti politici non aderiscano a manifestazioni Sindacali,in particolare non dovrebbero farlo quei partiti che dicono di avere quale obiettivo il futuro Governo del Paese. E’ evidente che il mio riferimento principale è il Partito democratico che ha mostrato un atteggiamento complessivamente confuso. Una parte partecipa ma i cosidetti ex popolari No. Il democratico Boccia sbotta furioso e il Segretario Bersani lo Frena.

Il Pd vuole essere futuro partito di Governo? Ebbene esserlo significa mediare tra interessi diversi, significa essere in grado di dialogare con i Sindacati ma anche con Confindustria, senza prendere le parti nè dell’uno nè dell’altro. Governare è prendere decisioni in base al proprio Programma elettorale e ai propri ideali di fondo,e portarlo a compimento al di là e al di sopra delle richieste particolaristiche di questo o quel gruppo di pressione. Significa Decidere e non Manifestare. Significa ascoltare,mediare,affinare,limare ma al termine di tutto questo occorre varare la legge o la riforma consci del fatto che sempre non piacerà a qualche gruppo, organizzazione o ceto.

Governare significa avere coraggio. Il coraggio anzitutto di non porsi come interlocutore prediletto di una organizzazione a scapito di un’altra. Il coraggio di guardare a testa alta ogni frammento di interesse del paese e andare fino in fondo alla scelta che si intende mettere in campo. Senza questa sensibilità non si è partito riformista ma al più solo partito in grado di adempiere alla più o meno “normale” amministrazione.

Il Pd si scolli di dosso il marchio di Partito che strizza l’occhio ai Sindacati,di Partito che difende il Pubblico Impiego e così via. Diventi Partito in grado di avanzare proposte per i Lavoratori e per gli Imprenditori, per il pubblico e per il privato.Per L’insegnante e lo studente,per l’Italiano e l’Immigrato,Per il Nord e per il Sud.

Il PD Non doveva aderire e nemmeno partecipare a questa manifestazione. Qualcuno così dirà che il PD è sempre più di Centro. Ma davvero avete ancora Paura di questo qualcuno,  di chi con baggianate simili ha solo l’obiettivo di far sentire la propria voce, di marcare il priorio territorio? Volete Governare davvero il Paese? La capacità di essere forza di governo passa anche dalla capacità di smarcarsi,di farsi imparziale riformatore di interessi divergenti.

Buon Lavoro, democratici.

PD…LE SOLITE MANCANZE…

Dovrò ripetermi ancora una volta perchè ancora una volta, in queste elezioni ,il partito democratico dimostra di avere due perenni e costanti mancanze.

La prima è la mancanza di un Leader. Dagli anni Novanta in Poi anche in Italia,oltre che nel resto delle democrazie occidentali,i partiti hanno perso peso in quanto a contenitori di per sè del consenso a favore delle persone di riferimento che ne fanno parte. In poche parole,sempre più spesso,gli elettori sono disposti a votare in primis  la persona al di là e al di sopra del partito di cui fa parte. Le leggi elettorali locali (comunali,provinciali,regionali) del resto si sono adeguate a questo cambiamento di fondo del fare politica attuando meccanismi volti a favorire la personalizzazione delle campagne elettorali.

Ebbene il Pd resta un partito,certamente composto da ottimi dirigenti,ma da nessun vero leader. Dove per leader si intenda una personalità in grado di attuare meccanismi di comunicazione convincenti,in grado di parlare di fatti concreti,di proporre punti programmatici buoni in quanto tali e privi di sottointesi ideologici. Dove per leader si intenda una personalità in grado di attuare forme di comunicazione che evochino,in chi ascolta,l’idea stessa del Sogno.

Il sogno e la sua evocazione. Ascoltando un discorso di Barack Obama masse intere di persone hanno sognato,immaginato,restando letteralmete incollate ai teleschermi. Una parte di costoro,che da sempre votavano Repubblicano hanno votato il candidato democratico (si badi bene, il candidato democratico non il partito democratico che probabilmente continueranno a non votare mai in una qualsiasi altra elezione).

Nessuno pretende di trovare l’Obama italiano, sarebbe sufficiente un leader anche di più modeste capacità propositive e comunicative. Di tutto ciò nemmeno l’ombra e questo non certo per sfortuna ma per organizzazione e mentalità interna legata ancora ad una antica idea di partito di massa da prima repubblica. I leader infatti non si trovano per caso ma vanno coltivati con cura e messi nelle condizioni di poter esprimersi e crescere. Ebbene, nel Pd, trovano spazio di crescita invece i “notabili” della politica,i politici del “politicamente corretto”,il riciclo di una classe dirigente presente da decenni e che resta immutata al timone della Nave. Una classe dirigente che, per quanto composta anche da ottimi politici,chiude di fatto le porte a qualsiasi vento nuovo arroccandosi a difesa del proprio orticello. Invece,al contrario, dovrebbe aprirsi e mettere, a disposizione dei tanti volti nuovi, che vorrebbero emergere, la loro esperienza.

La Serracchiani ha ottenuto,alle scorse Europee, più voti di preferenza di Berlusconi eppure ancor oggi molti militanti probabilmente conoscono a malapena questo nome…questa donna che attraverso lo sfruttamento,tra gli altri, del Web è riuscita a mettere in campo tanta freschezza in un recito di Elefanti.

Vendola, vince in una regione tradizionalmente lontana dalla sinistra,per il fatto di aver lavorato per anni sul territorio,per  riuscire a proporre idee concrete, e per avere quella capacità comunicativa tipica di un Leader. Ebbene è  malversato dalla Dirigenza Pd,che ha fatto di tutto per impedirne la candidatura al secondo mandato. Il suo agire “fuori” da recinti prestabiliti non è gradito. E così continueremo a pareggiare o a perdere , con qui e là qualche luce “locale” che vince perchè rompe gli schemi.

La seconda mancanza,che in parte è stata colta, è il lavoro sui territori. Individuare temi locali e lavorarci sopra è fondamentale per ottenere consenso esportabile poi, in un secondo momento,anche a livelli nazionali. Ritengo che il Pd sia finalmente uscito dai salotti romani anche grazie all’attuale Segretario ma è altrattanto evidente che questa azione vada incrementata e resa costante al di là della campagna elettorale.

EMENDAMENTO PDL : ALTRO CONDONO EDILIZIO…ASPETTANDO IL PROSSIMO CROLLO…

Un nuovo condono per gli abusi edilizi, compresi quelli commessi prima del 2003. E’ quanto è previsto in un emendamento al decreto milleproroghe in discussione in commissione Affari Costituzionali al Senato. La proposta di modifica è a firma dei senatori del Pdl Carlo Sarro e Vincenzo Nespoli e cancella anche i ‘paletti’ degli abusi commessi ai danni dei "beni ambientali e paesistici". Non è tutto.
 
La norma è retroattiva, visto che, secondo quanto si legge nel testo, "la speciale sanatoria di cui al presente articolo si applica anche agli abusi edilizi realizzati entro il 31 marzo 2003". Gli interessati possono, secondo la proposta di modifica, presentare domanda "entro il 31 dicembre 2010″.

"A tal fine – si conclude nell’emendamento – sono sospesi tutti i procedimenti sanzionatori, di natura penale ed amministrativa, già avviati, anche in esecuzione di sentenze passate in giudicato, fino alla definizione delle predette
istanze"

Non sappiamo se il governo riterrà di accettare l’emendamento. Forse si tratta solo della prova di esistenza in vita di due peones. Certo che, in un paese in cui vi sono in media 2 vani per abitante, inclusi neonati e centenari, le condizioni del patrimonio abitativo sono queste, e non si riesce in alcun modo a far passare il fascicolo di fabbricato, l’insieme suona come un’istigazione a delinquere. O forse ci diranno che si tratta di una misura per stimolare la crescita. Appuntamento al prossimo crollo.

11-01-99/11-01-2010 : RICORDANDO FABRIZIO DE ANDRE’

 

Prosegui la lettura ’11-01-99/11-01-2010 : RICORDANDO FABRIZIO DE ANDRE’’

IL CARD. BAGNASCO MORALIZZA TUTTO E DIMENTICA I PRETI PEDOFILI…

Un dossier di 700 pagine documenta 45 casi. Un prete avrebbe abusato di oltre 100 bambini.La Chiesa Cattolica non può più continuare a mentire. Questo è il senso sottinteso nel rapporto della Commissione di Dublino presentato dal Ministro della Giustizia Dermot Ahern. In questi ultimi mesi nella capitale irlandese sono venuti a galla stupri e violenze pedofile a carico di molti preti cattolici. Un prete ha ammesso di aver abusato di oltre 100 bambini, un altro di aver violentato "un bambino ogni due settimane" nel corso di 25 anni di sacerdozio, un parroco denunciato per un caso ha confessato di averne compiuti altri sei. Violenze che la Chiesa ha coperto per decenni e che le forze dell’ordine han fatto finta di non notare.

Prosegui la lettura ‘IL CARD. BAGNASCO MORALIZZA TUTTO E DIMENTICA I PRETI PEDOFILI…’

CRAXI IL CORROTTO E VIGLIACCO…RIABILITATO!!!

 

Prosegui la lettura ‘CRAXI IL CORROTTO E VIGLIACCO…RIABILITATO!!!’

LO STATO LIBERALE VINCE DI MISURA…9 A 6

il tappo è saltato da edoardo.baraldi.

Prosegui la lettura ‘LO STATO LIBERALE VINCE DI MISURA…9 A 6′

LEZIONE DI TEDESCO- Der Herbst des Sultans

Eine Sommerpause hat es für Silvio Berlusconi in diesem Jahr nicht gegeben.Er hat sie sich nicht gegönnt.Luxuriös ausspannen, das war einmal – obwohl er zuletzt gerade für seine rauschenden Feste noch einmal neu berühmt geworden war. Sind ihm die Partys inzwischen vielleicht vergällt geworden? Das würde Italiens schillernder Premier weit von sich weisen.
Eine Sommerpause hat es für Silvio Berlusconi in diesem Jahr nicht gegeben. Er hat sie sich nicht gegönnt. Luxuriös ausspannen, das war einmal – obwohl er zuletzt gerade für seine rauschenden Feste noch einmal neu berühmt geworden war. Sind ihm die Partys inzwischen vielleicht vergällt geworden? Das würde Italiens schillernder Premier weit von sich weisen. Denn lacht er nicht immer noch so breit wie früher, reißt er nicht immer noch die alten Witzchen? "Sagen die Leute nicht: ,Meno male, che Silvio c’é!’"
Ja, das sagen noch einige. Doch dass er den Spruch nun selbst auf einer Pressekonferenz in Maddalena mit dem spanischen Regierungschef Zapatero zum Besten gab, nahm dem schönen Slogan endlich jeden Charme. Er sei ein Supermann, brüstete sich der kleine Mann mit den hohen Absätzen weiter, und die traumhafte Zustimmung in der Bevölkerung spreche doch immer noch Bände. Ja, er sei der seit 150 Jahren erfolgreichste Premier der italienischen Republik.
as stimmt in gewisser Hinsicht und dennoch: Diesmal war hinter dem alten Theater auch noch das leise Rauschen des Vorhangs für den letzten Akt eines Trauerspiels zu hören, in das sich die alte Komödie mit Silvio Berlusconi inzwischen vor aller Augen zu verwandeln scheint. Wer sich persönlich als Supermann vorstellt, ist keiner mehr. Wer seine Heldentaten nur noch alleine rühmt, ist ein bröckelndes Denkmal seiner selbst geworden. Irgendetwas ist mit ihrem Premier geschehen.
Den G-8-Gipfel in der Erdbebenstadt L’Aquila hatte der gewiefte Entfesselungskünstler noch einmal souverän zu einem Gipfel auch seiner eigenen Karriere gestaltet. Doch statt danach entspannt die Erregung verebben zu lassen, die im Frühjahr mehrere – nicht allzu substanzielle – Enthüllungen über sein Liebesleben entzündet hatten, überraschte er danach immer häufiger durch ungewohnte Stellungsfehler, und in dem Bombardement immer neuer Vorwürfe auch durch eine neue Nervosität mit bisweilen hysterischen Zügen. Auch früher hätte er seine Anwälte vielleicht angewiesen, Klagen gegen eine Reihe verschiedener Medien im In- und Ausland anzustrengen. Doch niemals zuvor hätte er dem "Giornale", seinem Hausblatt, einen Konflikt mit der italienischen Bischofskonferenz und dem "Avvenire", deren publizistischem Schlachtschiff, gestattet, an dessen Ende Dino Boffo, der Chef dieser Zeitung, überraschend zurücktrat, nachdem auch ihm von Berlusconi-Journalisten eigene Verfehlungen seines Liebeslebens vorgeworfen worden waren.

War dem Regierungschef sein strategischer Instinkt abhanden gekommen? Mit diesem kleinen Pyrrhussieg hatte er jedenfalls erstmals den ehernen Grundsatz "leben und leben lassen" schwer beschädigen lassen, mit dem die katholische Kirche die Freigeister und Freimaurer der wechselnden Parteien Berlusconis immer tolerierte, die dafür umgekehrt sehr wohl auf die tief verwurzelte katholische Identität eines Großteils der italienischen Wähler Rücksicht nahmen. Auch wenn es seit bald 20 Jahren die Democrazia Cristiana nicht mehr als Motor der italienischen Politik gibt; so sind die Wählerschichten doch geblieben, die sie damals so lange an der Macht gehalten haben. Nicht genug damit. Inzwischen hat der Premier über Vittorio Feltri, den Chef von "Il Giornale", sogar Gianfranco Fini, seinen engsten Verbündeten an der Macht, mit der Veröffentlichung pikanter Dossiers um dessen ehemaliger Alleanza Nazionale bedrohen lassen.

Prosegui la lettura ‘LEZIONE DI TEDESCO- Der Herbst des Sultans’

LEZIONE DI FRANCESE-Une soirée particulière, par Franck Nouchi

Mardi en Italie, une émission a été déprogrammée à la demande du président du conseil, Silvio Berlusconi, de manière à lui assurer une forte audience sur une autre chaîne de télévision. Vous n’y croyez pas ? Reportez-vous, dans Le Monde du 17 septembre, à l’article de notre correspondant à Rome, Philippe Ridet.
Afin qu’un maximum d’Italiens assistent, sur Rai Uno, à l’inauguration, par lui-même, des premières maisons antisismiques destinées aux sans-abri du tremblement de terre de L’Aquila, l’homme le plus riche et le plus puissant d’Italie a convaincu les responsables d’une chaîne concurrente, Rai Due, de renoncer à la diffusion d’une émission polémique très regardée.

Boîte à lettres, draps, dentifrice, huile d’olive, télévision à écran plat, rien ne manquait, paraît-il, dans les 94 maisonnettes. "Voici les clefs dans l’espoir que cette maison soit pour vous un nid d’amour en vue d’une nouvelle vie", déclara Silvio Berlusconi à l’attention d’un jeune couple.
En regardant ces images de propagande, on éprouvait un sentiment de tristesse. Pour les 11 000 sinistrés qui vivent encore dans des tentes auxquels s’ajoutent 25 000 personnes logées dans des hôtels de la côte Adriatique ; mais aussi pour les Italiens, massés devant leur poste de télévision, à qui l’on infligeait une telle mise en scène.

Prosegui la lettura ‘LEZIONE DI FRANCESE-Une soirée particulière, par Franck Nouchi’

LEZIONE DI SPAGNOLO-Italia empieza a preparar el ‘día después’ de Berlusconi

El jueves pasado, durante el programa de debate político Ballarò’ de RAI3, al ministro de Economía, Giulio Tremonti -posible sucesor de Silvio Berlusconi al frente del Pueblo de la Libertad (PDL)-, le preguntaron por los aciertos del primer ministro en este año y medio de legislatura. Traicionado por el subconsciente, o quizá por la vanidad, Tremonti hizo un largo elogio de su "sabia y prudente" política económica y obvió toda referencia al jefe. El presentador, Giovanni Floris, aguantó estoico y luego apostilló con ironía: "Así que lo único bueno que ha hecho Berlusconi es nombrarle a usted…".
La anécdota es expresiva del momento político que vive Italia. A 18 meses de haber ganado las elecciones por amplia mayoría, y con la oposición convertida en un juguete roto, ni siquiera sus ministros se atreven a defender en público al jefe de Gobierno, y algunos prefieren promocionarse para el futuro inmediato, el llamado dopo Berlusconi.
¿Cuánto de inmediato? Ésa es la gran duda. El run run de ruptura en la coalición del Gobierno; la forja de nuevas alianzas más o menos viables; el temor a que la investigación de Bari destile todavía más fango, la tortuosa relación Estado-Iglesia y la delicada situación económica forman un rompecabezas endemoniado, y nadie sabe cómo podrá Berlusconi aguantar cuatro años más esa tormenta perfecta.
El ex juez Antonio Di Pietro, líder de Italia de los Valores, pronosticó tenebroso el viernes que "la implosión está muy cerca, y Berlusconi caerá como Sadam Husein, levantando el dedo y fingiendo que no pasa nada". A la invectiva replicó ayer el ministro de Administración Pública, Renato Bruneta, socialista berlusconiano, que acusó a las "élites de mierda de la izquierda mala, parasitaria, burocrática y editorial" de estar "preparando el golpe de Estado".
Que el declive de Berlusconi es notorio no lo duda nadie, ni en Italia ni sobre todo fuera, si exceptuamos quizá a su "cordial amigo" español, José Luis Rodríguez Zapatero. Desde que su mujer, Veronica Lario, denunciara al mundo sus obsesivas andanzas sexuales con prostitutas y velinas, algunas de ellas promovidas a candidatas del partido, la decadencia y los nervios del primer ministro no han hecho más que crecer.

"Ha comenzado la fase final del berlusconismo", comenta Giulio Anselmi, presidente de la agencia Ansa. "Los sondeos muestran que su romance con los italianos se ha desinflado, quizá porque ahora sabemos que los extranjeros piensan que los italianos estamos locos. El problema", añade, "es que nadie puede decir cuánto durará esta fase".

Prosegui la lettura ‘LEZIONE DI SPAGNOLO-Italia empieza a preparar el ‘día después’ de Berlusconi’

LEZIONE DI INGLESE -Sexist’ Berlusconi faces the backlash of Italian women’s anger-

Towards the end of her career as one of Italy’s most famous and loved leading ladies, the Roman actress Anna Magnani instructed her make-up artist not to conceal the lines and wrinkles on her face. "Leave them all there," she said. "I spent a lifetime earning them."

Magnani is now celebrated as a role model for a new generation of Italian feminists, galvanised by sex scandals involving prime minister Silvio Berlusconi, and a daily diet of sexist imagery in the media. Archive footage of Magnani’s bon mot appears in a short documentary which has become a word-of-mouth sensation online in Italy. Il Corpo delle Donne, or The Body of Women, is an acid critique of the routine sexism that pervades commercial Italian television.

Prosegui la lettura ‘LEZIONE DI INGLESE -Sexist’ Berlusconi faces the backlash of Italian women’s anger-’

Risposta Sfogo ad Alessandro Cascione e a tutti gli amici democratici che approvano Grillo Candidato

caro alessandro,
In italia viviamo un eterno paradosso. Da un lato, abbiamo un centro destra,ora pdl,che presenta un capo carismatico e autoritario. Lui decide,lui bacchetta,lui impone e dispone. Tutti gli altri, più che militanti e dirigenti, sembrano al meglio dei camerieri. Dall’altra parte , abbiamo un centro-sinistra,ora Pd, ove un leader non c’è mai stato, dove ogniuno pensa di poter dire e fare qualsiasi cosa,di costriuire e al contempo distruggere,ovviamente tutto alla luce del sole : i panni sporchi qui si lavano davanti all’intera opinione pubblica italiana. Grillo è l’ultimo drammatico episodio di questa sagra masochistica.Tutti possono iscriversi al Pd certo, ma una condizione è fondamentale per farlo : condividere l’idea di fondo del partito,condividere i motivi della sua utilità e costituzione. Grillo ha insultato il Pd fino all’altro giorno senza risparmiare nessuno,ha definito il nostro partito una sorta di  clan di affaristi e truffatori…e ora costui,vuole non solo iscriversi ma persino candidarsi alla sua segreteria? Ebbene chi sostiene il signor grillo all’interno del Pd dimostra, carte alla mano, di essere profondamente in soddisfatto di ogni cosa che si muova nel Pd, e che conseguentemente ne fa parte solo perchè non vi è nulla di meglio. Credo che questo atteggiamento disfattistico, credo che questo dipingere i dirigenti storici del Pd sempre e comunque come dei falchi affaristi, rappresenti oggi uno dei più grandi freni alla crescita del partito. Questa latente guerra che, in molti hanno confezionato, fra il giovane nuovo,bello e onesto, e il vecchio dirigente post comunista e democristiano da prima repubblica corrotto,e mercante di voti rappresenti il vero problema del nostro Pd.
In conclusiione di questo mio sfogo,io, che non so ancora chi voterò al congresso,mi sento già ora di esprimere la mia totale solidarietà a Massimo D’alema (ottimo ministro degli esteri) a Walter Veltroni e a tutti quei "vecchi" dirigenti, che quotidiamente vengono insultati dai nuovi grillini democratici.
fraternamente
Giancarlo

LA SMENTITONA

La smentitona, ovvero: la madre di tutte le smentite.

Bonaiuti, dì loro che:

Prosegui la lettura ‘LA SMENTITONA’